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La vite nella preistoria
veronese e le origini etrusche dell'enologia |
La presenza della vite nel veronese
risale al Medio Eocene (40 milioni di anni fa)
come dimostrano i reperti di ampelidee fossili
( Ampelophyllum spp) portati alla luce
nel 19° secolo nella “Pesciaia” di Bolca; e possibile
che queste specie botaniche siano state le progenitrici
dell'attuale Vitis vinifera L. spp.
Anche la presenza dei primi abitanti preistorici era accompagnata dalla
vite, anche se il suo uso era rivolto al consumo diretto dei frutti come
alimentazione; eloquenti sono in tal senso i ritrovamenti di vinaccioli
di Vitis silvestris nei siti palafitticoli dell'eta del Bronzo
di Peschiera, Lazise e Pacengo sul lago di Garda.
Nell'Eta del ferro compare anche la Vitis vinifera sativa ,
qui trasferita probabilmente dagli Etruschi nel VII-V secolo a.C. insieme
con le stesse tecniche di produzione del vino; la presenza di vinaccioli
di Vitis vinifera e documentata all'interno di una casetta del
V secolo a.C. in localita Archi di Castelrotto. |
L'epoca romana: i primi
esempi di appassimento |
In epoca romana la coltivazione
della vite si e ampliata e diffusa, determinando
cosi un'intensificazione della lavorazione e
del commercio di vino. A Passau, in Baviera,
e stata rinvenuta una lapide funebre di un Tenazio,
commerciante all'ingrosso di vino, che si dichiara
residente a Trento, ma che doveva essere della
Valpolicella dove i Tenazi erano numerosi: egli
si fa rappresentare nel suo lavoro, mentre con
una provetta sta versando del vino in un piattino
da degustazione.
Da Svetonio poi veniamo a sapere che l'imperatore
Augusto aveva abitualmente sulla sua tavola
il vino Retico, che scrittori autorevoli come
Plinio e Marziale dichiarano essere di Verona.
Gli scavi della villa rustica romana (II-III sec. d.C.) in localita Ambrosan,
fra S. Pietro Incariano e Fumane, e soprattutto la nota descrizione dell'Acinatico
di Cassiodoro, fatta qualche secolo dopo, confermano l'ancestrale uso
della pratica dell' appassimento eseguita
anche con l'ausilio di mezzi artificiali. |
Dal Rinascimento al Settecento |
L'epoca Rinascimentale porta ad
una riscoperta del vino anche come elemento terapeutico;
lo testimoniano gli scritti di valenti medici
veronesi dell'epoca: Antonio Fumanelli, Giovan
Battista Confalonieri e Gerolamo Fracastoro il
quale nel suo trattato-poema sulla Sifilide (morbo
gallico) ben ricorda il vino “proveniente dai
piccoli racemi dell'uva Retica”, chiaro riferimento
ai vini della Valpolicella ed in particolare
all'acinatico, vale a dire l'attuale Recioto.
I personaggi dell'Illuminismo veronese hanno
grande considerazione per i vini della Valpolicella
e le attivita ad essi connessi. Mentre Maurizio
Gherardini nel 1770 ne La vendemmia dell'uva
in Valpolicella riferisce dell'usanza di appassire
le uve, Guglielmo Marani si occupa di viticoltura,
ma e soprattutto l'abate valpolicellese Bartolomeo
Lorenzi di Mazzurega (Fumane) che nella Coltivazione
dei monti da precise indicazioni sull'agricoltura
e in particolare sulla viticoltura di collina.
Benedetto Del Bene, insigne latinista, disserta
invece su nuove tecniche enologiche che prevedevano
brevi appassimenti dell'uva e fermentazioni
lunghe.
Scipione Maffei (1675-1755) descrive nell'opera Verona Illustrata la
tecnica di elaborazione di vini da uve appassite, gia allora definite
“riposate” e definiva “amaro” il vino secco: l'uso di questo aggettivo
testimonia le radici etimologiche dell'“Amarone”. |
Ottocento:
nascita del nome "Recioto" |
Il 1800 e il secolo che vede nascere
e svilupparsi le scienze agronomiche, viticole
ed enologiche; Verona gia allora era un punto
di riferimento nazionale, come testimoniano la
nascita nel 1872 della Societa enologica, lo
svolgimento nel 1876 del 2° Congresso Enologico,
la costituzione delle prime Cantine Sociali italiane
proprio in Valpolicella, a Fumane.
Al 1888 risale il primo documento in cui compare
il termine Recioto, anche se forzatamente italianizzato
in Recchiotto : e G.B. Perez che lo
descrive in maniera tutt'altro che entusiastica,
in un momento in cui il gusto dei consumatori
non e piu rivolto ai vini dolci e gli stessi
tecnici del settore valutano il vino con presunti
canoni “universali”.
All'epoca i vini della Valle sono cosi classificati:
Valpolicella, Valpolicella Superiore, di Monte
e di Collina, Recchiotto . I vini
ottenuti da uve “di monte e di collina” sono
ritenuti i migliori e inoltre vengono identificate
le particolari vocazionalita del territorio,
come testimoniano gli apprezzamenti del Berretta
sui vini della Grola e la classificazione dei
vini delle diverse vallate fatta da G.B. Perez:
gli “austeri” di Negrar, i “delicati e coloriti”
di Valgatara, gli “aromatici” di Marano, i
“sapidi” di Fumane, i “robusti” della Grola
e di S. Giorgio, i “vellutati” di Arbizzano,
i “bene confezionati” di Novare.
Il 1800 e anche il secolo nel quale il vino
della Valpolicella viene conosciuto oltre i
confini nazionali, anche con riconoscimenti
in concorsi enologici internazionali; sistematicamente
viene commercializzato e anche esportato, inizialmente
solo nell'oltre Mincio, cioe fuori della provincia
e regione, ed in particolare a Milano, successivamente
in altri paesi: Austria, Svizzera, Inghilterra,
Prussia ed anche le Americhe.
L'esportazione si concentra soprattutto ove sono possibili i trasporti
su carro: i vini economici della Valpolicella non resistevano al trasporto
via mare, mentre quelli di qualita (Recioto e Recioto amaro) non risultavano
competitivi per i loro prezzi troppo elevati.
Il cammino dell'affermazione commerciale e
interrotto dalle forti alternanze produttive
dovute principalmente all'azione di crittogame:
avvento nel 1850 dell'oidio e ripetuti attacchi
di peronospora.
Ma il vero flagello di fine secolo sara la filossera, un insetto che
attacca le radici della vite provocando enormi danni nei vigneti: la
sua presenza e osservata con certezza nel 1880. |
Il novecento: nascita
e successo dell'Amarone |
Nei primi decenni del ‘900 la
filossera si diffonde nella quasi totalita dei
vigneti della Valpolicella, raggiungendo il suo
acme negli anni '30; solo l'innesto della Vitis
vinifera su vite americana consentira di
sconfiggere il parassita: nel 1940 gran parte
dei vigneti della Valpolicella risulteranno ricostituiti
e innestati su piede americano.
All'anno 1936 si fa risalire la nascita del
nome Amarone nelle cantine di Villa Mosconi
(ora Bertani) a Novare (Negrar); mentre la
prima bottiglia oggi esistente etichettata
Amarone e datata 1940 ed e conservata presso
la Cantina Sociale di Negrar.
Il secondo dopoguerra vede il risorgere della
vitivinicoltura della Valpolicella con il nascere
e l'affermarsi di aziende prestigiose che iniziarono
a portare in giro per il mondo i vini di maggior
pregio (Recioto e Amarone); all'epoca infatti
gran parte della produzione era dedicata alla
elaborazione di vini economici, quasi sempre
con residui zuccherini (era ritornata la moda
dei vini dolci!) e sovente di bassa qualita.
I principali mercati erano quello locale di
Verona, “grande osteria dei popoli” la defini
Hans Barth, quello nazionale e sempre piu quello
internazionale.
Nel 1953 si svolge a Negrar il primo Palio
del Recioto, nel 1969 si costituisce il Sovrano
e Nobilissimo Ordine dello Antico Recioto (S.N.O.D.A.R.)
confraternita eno-gastronomica, nel 1980 nascono
la Fondazione Bolla e nel 1981 i premi Masi
Civilta Veneta e Civilta del Vino; alcune di
queste iniziative sono tuttora esistenti e
contribuiscono alla valorizzazione dei vini
e del territorio della Valpolicella.
La tutela dell'origine in quegli anni diviene
sempre piu pressante e lo stesso governo emana
nel '63 la legge 930 riguardante le Denominazioni
di Origine Controllata, nel '64 nasce presso
la Camera di Commercio di Verona il Comitato
Provinciale Vini, artefice nel 1968 del disciplinare e
della costituzione della Denominazione di Origine
dei Vini della Valpolicella, tale disciplinare
e praticamente rimasto immutato fino ai nostri
giorni.
Nel 1970 nasce il Consorzio per la Tutela
dei vini della Valpolicella; inizialmente con
sede presso la Camera di Commercio di Verona
e quindi in Valpolicella.
Dopo piu di due decenni nei quali solo alcune
aziende storiche riuscivano ad imporsi sul
mercato piu con il loro marchio che con i prodotti
della Valpolicella (al massimo ci si riferiva
ai “vini veronesi”), a meta degli anni '90,
sull'onda del forte apprezzamento dei vini
rossi stimolato in maniera non indifferente
anche dalle notizie in merito alle loro proprieta
salutistiche (French Paradox), si assiste ad
una affermazione sul mercato dei vini di qualita
della Valpolicella; in testa troviamo l'Amarone,
indiscusso fenomeno di fine millennio nel quadro
internazionale del vino |
| Il terzo Millennio |
Il nuovo millennio si apre sull'onda del successo
internazionale dell'Amarone: per la sua produzione
ogni anno vengono riservate quote sempre maggiori
della produzione viticola anche per l'introduzione
in fase di appassimento di sistemi di condizionamento
ambientale (link con appassimento - innovazione),
in grado di limitare gli effetti delle crittogame.
L'attenzione dei consumatori per il vino anche
come prodotto culturale, porta ad un rinnovato
interesse per il territorio della Valpolicella
stimolando la nascita di una miriade di iniziative. |
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